IAS/IFRS
e Basilea 2: incombenze pesanti che ricordano il
passaggio all'Euro e il millennium bug
Quanti problemi
hanno dato alla vostra azienda le tanto discusse
direttive BASILEA 2? Quanti ancora l'adozione dei
nuovi IAS/IFRS (nternational Accounting Standards/International
Financial reporting Standards) la cui adozione ha
avuto un cammino in parallelo alle direttive Basilea
2?
Alcuni analisti, tra il serio ed il faceto,
paragonano il carico di lavoro derivante dalle
incombenze relative a questi temi recentemente
cadute fra capo e collo degli IT manager con gli
aggiornamenti dovuti a suo tempo per il passaggio
all'Euro o per il famoso millenium bug.
Gli IFRS (evoluzione recente dei precedenti IAS)
sono cosa ben nota ai contabili delle società
multinazionali e rappresentano l'ultima evoluzione
delle regole che ormai devono essere bagaglio
culturale di tutte le aziende che vogliono
allinearsi agli standard contabili internazionali
detti anche GAAP (General Accepted Accounting
Principles).
Questi ultimi per gli IT Manager hanno significato
una quantità di modifiche alle applicazioni
contabili per introdurre o modificare report
finanziari. In molti casi sono state necessarie
modifiche ai database per introdurre nuovi dati
mancanti e modifiche ai programmi per gestire nuovi
algoritmi di calcolo, senza tener conto dei problemi
di riallineamento e coerenza nati fra applicazioni
diverse e regole precedenti per la reportistica.
Le direttive
BASILEA 2, che sono essenzialmente orientate alla
gestione dei rischi operativi e le relative
raccomandazioni da parte della Banca d'Italia sono
da tempo una fonte di grattacapi anche per le nostre
aziende.
Un dossier Microsoft (citato in calce a questolo) è
dedicato proprio a BASILEA 2 e ricorda che entro il
2007 saranno oltre cinque milioni le imprese
italiane che, adeguandosi a quella normativa,
dovranno predisporre, oltre a tante altre cose,
anche un piano che garantisca una efficiente
procedura di Disaster Recovery, peraltro richiesta
anche dal DPS (Documento Programmatico della
Sicurezza, da fare entro il 31/12/2005) e dalla
certificazione standard ISO 17799 che a sua volta
rientra negli standard richiesti per i sistemi
informatici.
Vale la pena notare che tutte queste sigle hanno un
denominatore comune: richiedono all'IT Manager una
grande attenzione al problema della business
continuity e alla prevenzione da eventi straordinari
(disaster recovery).
Per l'Azienda, mantenere costante la propria
operatività, la Business Continuity deve essere un
dovere soprattutto in questo periodo di lavoro che
scarseggia e con clienti sempre più esigenti.
Parlando con gli IT Manager emerge che non è certo
la distrazione e la noncuranza il motivo principale
per i quale non si predispone un piano di Disaster
Recovery blindato, ma i costi che non sono mai lievi
per la piccola impresa, per cui è necessario trovare
un buon compromesso.
E sono appunto i costi che preoccupano chi dovrà
omologarsi a BASILEA 2.
Vediamo come fare una valutazione dei rischi (risk
assessment) per un progetto di questo tipo.
Il modo migliore per giustificare la spesa di
business continuity è capire esattamente quanto
l'azienda perde durante un blocco dei sistemi, la
cosiddetta “business impact analisys”, e
confrontarlo con l'investimento necessario a evitare
questa perdita.
Le formule possibili possono essere abbastanza
semplici.
Calcolata ad esempio la durata media di un blocco
dei sistemi, la si moltiplica per il costo orario
che l'azienda deve sopportare in casi simili.
Tale costo non deve comprendere solo il salario dei
dipendenti che non possono lavorare proprio a causa
del blocco, ma anche il fatturato perso e le
eventuali penalità per contratti o accordi non
rispettati.
Insomma nella
malaugurata ipotesi di un disastro l'investimento
per garantire la propria continua operatività si
rivela sempre ben speso (nome in codice
di tutto questo ROSI: Return of Security
Investment).
http://www.microsoft.com/italy/pmi/finanza/speciali/BASILEA2/default.mspx
(dossier Microsoft su BASILEA 2)
RDS
e IAS (RDS è pronta per IAS e BASILEA 2)